Cosa fa un Medico Competente del Lavoro?

Il Medico competente aziendale, ossia il Medico del Lavoro che da un’impresa accetta l’incarico di amministrare la sorveglianza sanitaria, svolge un ruolo fondamentale nell’odierno ambito di Sicurezza sui luoghi di lavoro.

Ai sensi dell’art. 25 del D. Lgs 81/08, il Medico del Lavoro, assunto l’incarico di medico competente aziendale, principalmente, collabora con il datore di lavoro e con il servizio di prevenzione e protezione alla valutazione dei rischi; gestisce la sorveglianza sanitaria; organizza e conserva, sotto la propria responsabilità, una cartella sanitaria e di rischio per ciascun dipendente; esamina i luoghi di lavoro almeno una volta l’anno.

Il Medico competente aziendale, dunque, svolge le seguenti mansioni:

  • affiancare il datore di lavoro ed il servizio di prevenzione e protezione alla valutazione dei rischi, all’organizzazione, ove necessario, della sorveglianza sanitaria, all’attuazione delle norme per la tutela della salute e dell’incolumità psico-fisica dei dipendenti, all’attività formativa ed informativa dei lavoratori ed alla gestione dell’attività di primo soccorso. Il suddetto, inoltre, contribuisce alla realizzazione di programmi volontari di promozione della salute per l’identificazione della categoria d’appartenenza di un’impresa;
  • gestire la sorveglianza sanitaria in relazione ai rischi specifici dichiarati dall’articolo 41;
  • tutelare, sotto il proprio giudizio, una cartella sanitaria e di rischio per ciascun dipendente esposto a sorveglianza sanitaria. Tale documento è custodito con la garanzia del segreto professionale e deposto presso il luogo di controllo accordato al momento dell’assunzione del medico competente;
  • fornire al datore di lavoro, al termine dell’incarico, i certificati sanitari in suo possesso, secondo il D. Lgs. 196 del 30 giugno 2003 e con la garanzia del segreto professionale;
  • presentare al dipendente, al termine del rapporto lavorativo, la copia della cartella sanitaria e di rischio e rilasciare le informazioni inerenti la custodia della medesima. La cartella sanitaria e di rischio originale deve essere  salvaguardata dal datore di lavoro, per almeno dieci anni, tranne nel caso di differenti direttive affermate dal suddetto decreto;
  • rilasciare informazioni ai dipendenti inerenti la sorveglianza sanitaria e, qualora vengano esposti a fattori con effetti a lungo termine, sul bisogno di effettuare accertamenti sanitari anche dopo il termine della attività;
  • fornire a ciascun dipendente indicazioni inerenti gli esiti della sorveglianza sanitaria secondo l’articolo 41 e consegnare copia della documentazione sanitaria;
  • dichiarare per iscritto, durante le adunanze di cui all’articolo 35, al datore di lavoro, all’RSPP, agli RLS, gli esiti anonimi complessivi della sorveglianza sanitaria ed informare sul significato di tali risultati per attuare le norme sulla salute ed incolumità psico-fisica dei lavoratori;
  • esaminare i luoghi lavorativi almeno una volta l’anno secondo la valutazione dei rischi. Qualora vi fosse una differente periodicità dovrà essere riferita al datore di lavoro per la sua registrazione nel documento di valutazione dei rischi;
  • collaborare alla gestione della tutela dell’esposizione dei dipendenti, i cui esiti gli sono rilasciati con puntualità per la valutazione del rischio e della sorveglianza sanitaria;
  • riferire, tramite autocertificazione, la detenzione dei titoli secondo l’articolo 38 al Ministero della salute entro sei mesi dall’entrata in vigore del medesimo decreto.

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