Cortocircuito sul lavoro: cosa fare?

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Cos’è un cortocircuito?

Rischio elettrico sul posto di lavoroÈ una situazione di rischio che si può verificare sia nelle abitazioni private, sia sul posto di lavoro: il cortocircuito è il peggior nemico dell’elettricista. Ci si potrebbe trovare in un’esperienza del genere ed è dunque interessante andare a vedere di cosa si tratta, per poter gestire la situazione nel miglior modo possibile. È evidente che la probabilità di un corto circuito è maggiore in edifici datati, a causa della qualità scadente dei cavi che venivano impiegati in passato, o perché ormai usurati o ancora per un collegamento errato.  Si verifica quando accidentalmente una parte di un filo che trasporta corrente tocca l’altro filo (è causato da un cattivo funzionamento dell’impianto): la corrente andrà su un percorso con minore resistenza. In tal modo verrà prodotto più calore. Durante un cortocircuito avviene un passaggio di corrente di intensità forte, che però ha alla base un circuito danneggiato.

Le conseguenze

Il cortocircuito è un fenomeno molto pericoloso che può portare alle conseguenze più disparate. La conseguenza più comune è l’incendio di natura elettrica, proprio per le elevate temperature che si hanno quando l’intensità della corrente elettrica raggiunge valori alti e va a surriscaldare i fili. I corto circuiti possono verificarsi accidentalmente e recare danni alle attrezzature elettriche utilizzate. Possono dunque verificarsi incendi ed esplosioni, cause dirette di ustioni di ogni grado. La temperatura che si può raggiungere arriva facilmente a 1000 gradi e già questo valore indica il livello di pericolosità di un evento di questa tipologia. In certi casi potrebbe verificarsi che da un cortocircuito si creino delle pericolose esplosioni che possono anche avere delle gravi conseguenze per coloro che eventualmente si trovino nelle vicinanze nel momento in cui avviene il cortocircuito.

Cosa fare in caso di cortocircuito

Dato che il cortocircuito è un evento che riguarda qualunque posto di lavoro, è importante sapere come comportarsi, senza farsi prendere dal panico. È importante sapere che, se doveste trovarvi ad affrontare un cortocircuito, non ricorrere all’acqua per spegnere l’incendio, ma piuttosto estintori a polvere, schiuma o anidride carbonica, azionandoli nel modo opportuno. L’uso dell’acqua potrebbe comportare conseguenze mortali. Per capire dove si è verificato il problema che ha generato il cortocircuito, all’interno del quadro elettrico si dovrà identificare l’interruttore che è scattato. Ad ogni interruttore magnetotermico corrisponde infatti un circuito definito. Occorre individuare la parte del circuito coinvolta e dunque capire se si tratta di un guasto che riguarda i punti luce o le prese fisse. Devono essere staccate immediatamente tutte le spine delle apparecchiature collegate. Si deve provare a capire quale presa elettrica sta causando un contatto. Se la corrente continua a saltare nonostante tutto sia staccato, allora il problema è all’impianto ed è opportuno rivolgersi ad un elettricista.

Il salvavita

Il rischio di un cortocircuito c’è e non può essere eliminato, ma è possibile abbatterne le probabilità. La prevenzione va fatta installando nel quadro elettrico un interruttore magnetotermico affiancato ad un interruttore differenziale, in base alla legge 46/90. Tale legge regolamenta la realizzazione di impianti elettrici a regola d’arte e l’installazione del cosiddetto “salvavita”. In genere se il flusso di corrente diventa molto forte subentra infatti “salvavita”, che consente di salvaguardare l’impianto e quindi anche la sicurezza della struttura in cui si opera. Installando il salvavita si evitano danni da cortocircuito. Infatti, proprio i salvavita sono in grado di interrompere le erogazioni di energia elettrica in caso di dispersione di corrente. Il salvavita evita dunque possibili incendi a seguito di un cortocircuito. L’impianto elettrico deve essere a norma: condizione fondamentale, ma non esaustiva per mettere al sicuro il posto di lavoro. Si fa presente che in passato, nei vecchi impianti gli incendi si verificavano più spesso perché il sistema veniva protetto tramite fusibili, in caso di corti circuiti o eccessivi assorbimenti di corrente, ma non erano efficaci a contrastare il problema. Ad oggi il fusibile non è più impiegati nei moderni impianti elettrici; al massimo è inserito in alcuni impianti radiotelevisivo o di alimentazione di schede di controllo di caldaie, o anche in apparecchi di condizionamento, quali pompe di calore e condizionatori di ogni genere.

Obblighi del Datore di Lavoro

Il Testo Unico sulla salute e sicurezza sul lavoro, il D.lgs.81/08 mette a punto gli aspetti che il Datore di Lavoro deve considerare per ridurre al minimo il rischio di natura elettrica.
Molti infortuni sono causati a seguito del venir meno di barriere di sicurezza degli impianti o le apparecchiature elettriche utilizzate. I lavoratori possono inoltre subire danni poiché operano sugli impianti elettrici stessi, ad esempio per l’esercizio, le verifiche o la manutenzione. In presenza di tale rischio in azienda, il Datore di Lavoro deve mettere in atto tutte le misure di prevenzione e protezione adeguate, mettendole in evidenza nel Documento di Valutazione dei Rischi (DVR). A stabilire gli obblighi per le aziende è l’art. 80 del testo unico che obbliga i Datori di Lavoro a mettere in atto azioni necessarie affinché gli impianti, le apparecchiature e i dispositivi abbiano caratteristiche tali da proteggere gli operatori da:

  • contatti elettrici diretti e indiretti;
  • fonti d’innesco e propagazione di incendi e di scottature;
  • innesco di esplosioni;
  • fulminazione;
  • sovratensioni;
  • altre situazioni che possono essere previste.

La valutazione di tale rischio deve basarsi su:

  • fonti di rischio comuni, quali impianti ed apparati;
  • condizioni specifiche e le caratteristiche della realtà lavorativa;
  • elenco e descrizione delle attività dei processi lavorativi;

Come per gli altri rischi cui sono esposti i lavoratori, anche per quello elettrico deve essere effettuata un’attenta valutazione periodica e rivista in base ad eventuali modifiche dei processi lavorativi o dell’organizzazione aziendale che vadano a modificare la valutazione precedente. I processi lavorativi potranno infatti subire delle variazioni, e dunque portare ad aumenti di dispendi energetici e a conseguenti sovraccarichi. È inoltre indispensabile fornire ai lavoratori idonei Dispositivi di Protezione Individuale (DPI), come ad esempio guanti isolanti e calzature antistatiche. Il rischio deve essere dunque ridotto al minimo attraverso la scelta di adeguati dispositivi di protezione collettivi ed individuali (DPI), necessari a mettere in sicurezza i lavoratori. Riguardo i DPI da indossare, oltre ai requisiti di carattere generale e ad alcuni requisiti supplementari comuni, quelli da impiegare per la protezione dagli shock elettrici devono soddisfare requisiti supplementari particolari, come ad esempio:

  • possedere un livello di isolamento adeguato;
  • riportare informazioni sulla classe di protezione e/o della tensione impiegata;
  • riportare lo specifico numero di serie e la data in cui sono stati fabbricati.
Corsi di formazione per lavori elettrici

Il rischio elettrico coinvolge le seguenti mansioni:

  • elettricisti
  • impiantisti
  • istallatori
  • addetti alla manutenzione

Devono essere tutelati anche tutti coloro svolgono attività in prossimità di impianti o fonti elettriche, anche se non intervengono direttamente su di essi. Tra le misure di prevenzione da adottare vi è la costante formazione e informazione dei lavoratori in modo che gli stessi sia consapevoli di come operare in sicurezza. I lavoratori dovranno frequentare corsi per addetti ai lavori elettrici PES-PAV-PEI.
La norma CEI 11-27 fissa i requisiti formativi minimi per tali lavoratori. Per quanto riguarda i lavoratori che si occupano di svolgere i lavori elettrici sono indicate delle qualifiche specifiche proprio dalla normativa CEI 11-27:

  • PES o Persona Esperta
  • PAV o Persona Avvertita
  • PEI o Persona Idonea

Tali figure svolgono lavori differenti e hanno diverse responsabilità, proprio perché dotate di requisiti diversi. Devono dunque essere formati attraverso un apposito corso. Il decreto del 4/02/2011 chiarisce che in presenza di rischio elettrico in alta tensione, i lavori devono essere effettuate da personale adeguatamente formato. La formazione comprende conoscenze teoriche, abilità esecutive e capacità organizzative fondamentali per operare nel massimo della sicurezza. I corsi di formazione devono essere tenuti da personale qualificato.

Consigli utili

Ci sono inoltre alcune accortezze da seguire con attenzione per la prevenzione dal rischio elettrico:

  • non toccare le prese elettriche con le mani bagnate e i piedi scalzi;
  • eventuali cavi deteriorati o fili scoperti devono essere sostituiti il prima possibile da elettricisti specializzati;
  • è opportuno evitare di sovraccaricare le prese elettriche multiple: c’è il rischio di surriscaldare i conduttori (alle prese multiple comunque sono preferibili le ciabatte);
  • verificare periodicamente il corretto funzionamento delle apparecchiature elettriche;
  • le attrezzature devono avere marchio CE;
  • non posizionare materiale facilmente infiammabile vicino alle prese elettriche, per evitare possibili incendi in caso di cortocircuito.
Elettricità ed effetti sul corpo umano

Il lavoratore può venire a contatto in diversi modi con l’elettricità:

  • Contatto diretto: si verifica quando la persona viene a contatto con una parte attiva dell’impianto elettrico, sotto tensione;
  • Contatto indiretto: quando si viene a contatto con una parte dell’impianto in genere non in tensione, ma che ha assunto una tensione elettrica in seguito ad un guasto o un malfunzionamento;
  • Arco elettrico: scarica elettrica dovuta alla differenza di potenziale tra due punti dell’impianto.

Passiamo ora agli effetti sull’uomo; sono essenzialmente i seguenti:

  • Tetanizzazione: comporta un irrigidimento dei muscoli e dunque la paralisi temporanea del soggetto;
  • Difficoltà respiratorie;
  • Fibrillazione ventricolare (viene compromesso il funzionamento del cuore);
  • Ustioni: l’elettricità sviluppa molto calore da causare bruciature sulla pelle.

L’intensità di tali effetti dipende dall’entità della scossa elettrica.


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