Vaccino antitetanico: è un obbligo del datore di lavoro?

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Che cos’è il vaccino antitetanico?

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Il vaccino antitetanico viene somministrato co iniezione intramuscolare, al fine di indurre immunità attiva verso il tetano, una grave patologia indotta da un pericoloso batterio: il Clostridium tetani. Quest’ultimo può penetrare nel nostro organismo attraverso ferite profonde prodotte da oggetti contaminate da questo batterio.
Lo schema vaccinale da rispettare prevede una prima dose al 3° mese di vita, una seconda dose al 5° e una terza dose quando si compie un anno.
La vaccinazione è solitamente somministrata nei primi mesi di vita in associazione con quello della difterite e della pertosse. In età scolastica si somministra una dose di rinforzo di vaccino.
Un altro richiamo di vaccinazione antitetanica è consigliabile all’età di 15-19 anni.
Il ciclo di vaccinazione per gli adulti si compone di tre dosi da somministrare a intervalli di 2 e 6 mesi dalla prima inoculazione intramuscolare; è consigliabile fare un richiamo ogni 10 anni. È importante regolarizzare la vaccinazione perché il tetano è una malattia non contagiosa ma molto acuta. Si potrebbe manifestare con diversi sintomi, quali: rigidità dei muscoli, fatica ad aprire la bocca, a masticare, senso di soffocamento, fatica a respirare, ecc.

Qual è la differenza tra siero e vaccino?

Quando, non essendo in regola con la vaccinazione, ci si reca al Pronto Soccorso a causa di una ferita, i sanitari consigliano l’effettuazione del siero antitetanico, facendo presenti  in cui si può incorrere in quanto trattasi di emoderivato; si tratta infatti di un farmaco, del tutto differente dalla vaccinazione, che in rari casi potrebbe purtroppo determinare infezioni e reazioni allergiche.
Da ciò si evince l’importanza della vaccinazione antitetanica.
La necessità vaccinarsi in caso di ferita dipende dal tipo della stessa e dallo stato di immunizzazione del paziente. Qualora la vaccinazione sia stata effettuata negli ultimi 10 anni, si ritiene necessario ricorrere ad una dose di vaccino tetanico solo se si rischia chiaramente l’infezione; se invece sono passati oltre 10 anni, è bene somministrare sempre una dose di rinforzo e, per le ferite ad alto rischio di infezione da tetano, può essere necessaria anche la somministrazione di siero antitetanico.
Il siero è un fluido giallo e trasparente contenente acqua, sali minerali ed un’elevata percentuale di proteine e anticorpi. È un emoderivato e viene impiegato per indurre nel paziente una rapida risposta immunitaria passiva e come cura per una patologia già in atto, determinando così una protezione rapida, ma di breve durata.
Il vaccino è composto dagli antigeni (ossia la parte che viene riconosciuta dal sistema immunitario) del microorganismo o della sostanza contro cui si vuole essere immuni: la sua inoculazione porta alla produzione di anticorpi, portando il soggetto all’immunità. A differenza del siero, tale immunità non è immediata, ma deve intercorrere un periodo di tempo sufficiente alla produzione degli anticorpi.

Vaccinazioni obbligatorie e non

Le vaccinazioni possono essere:

  • gratuite, se richieste obbligatoriamente dalla legge (es. l’antitetanica per determinate categorie di lavoratori) o previste in campagne preventive;
  • a pagamento, quando effettuate al fine di salvaguardare la salute di chi viaggia.

Nel campo della medicina del lavoro è prevista l’adozione di entrambe le tipologie di vaccinazioni e possono essere così classificate:

  • vaccinazione come requisito di legge, necessario per poter svolgere una specifica attività (o per alcune mansioni); in questo caso deve essere richiesto da parte del Medico Competente aziendale.
  • vaccinazione come requisito richiesto da paesi esteri per consentire l’ingresso di tutti i soggetti viaggiatori, inclusi quelli che devono spostarsi per motivi di lavoro (il traveller worker): in tal caso è proprio la persona interessata ad avere l’obbligo di verificare.
Quali sono le categorie di lavoratori per le quali è obbligatorio il vaccino antitetanico?

In ambito lavorativo le vaccinazioni servono a protezione di eventuali gravi patologie, andando a ridurre la circolazione del virus e in questo modo riparando i soggetti più fragili a rischio.
Dagli anni ’60-’70 questo vaccino è d’obbligo per diverse categorie di lavoratori, che risultano particolarmente esposti al rischio di contrarre la malattia.
Il vaccino antitetanico è inoltre incluso nel protocollo di Sorveglianza Sanitaria ed è obbligatorio per i seguenti lavoratori:

  • sterratori;
  • minatori;
  • operai edili e che operano nelle ferrovie;
  • fantini;
  • conciatori;
  • addetti alla sorveglianza e alle attività di preparazione delle piste negli ippodromi;
  • spazzini;
  • pastori;
  • agricoltori;
  • personale del settore metalmeccanico;
  • operatori ecologici;
  • operai addetti alla fabbricazione della carta e dei cartoni;
  • lavoratori del legno;
  • allevatori di bestiame;
  • addetti alla cura dei cavalli;
  • manutentori stradali e asfaltisti;
  • marittimi e lavoratori portuali.
Antitetanica e altri vaccini sul lavoro

Non solo quello per il tetano, ma anche altri tipi di vaccinazioni sono consigliati in ambito lavorativo.
Primo fra tutti è coinvolto il settore dei Servizi sanitari: personale che opera all’interno di ospedali, ambulatori, studi dentistici o che offre assistenza sociale.
Vediamo ora quali sono altri settori sicuramente esposti al cosiddetto “rischio biologico” (e dunque ad agenti patogeni ed infettanti quali batteri, virus o parassiti):

  • Industria Alimentare, in particolare per la preparazione di bevande (vino, birra, ecc.) e alimenti (ad esempio i formaggi);
  • Agricoltura;
  • Zootecnia, per la cura degli animali domestici;
  • Macellazione delle carni;
  • Allevamento del pesce;
  • Attività di trasformazione di derivati animali (cuoio, pelle, lana ecc.);
  • Servizi mortuari e cimiteriali;
  • Attività di raccolta, trattamento e smaltimento di ogni genere di rifiuto;
  • Impianti depurazione delle acque di scarico;
  • Manutenzione degli impianti fognari;
  • Centri che effettuano piercing e tatuaggi;
  • Aziende che si occupano della cura dell’estetica;
  • Laboratori d’analisi.

Non dimentichiamo inoltre tutte quelle categorie di lavoratori che spesso o saltuariamente viaggiano all’estero. Per quanto riguarda gli operai edili che operano all’estero, il Medico Competente aziendale ha il dovere di avvertirli sulle coperture vaccinali indispensabili al profilo vaccinale specifico per il Paese di destinazione in collaborazione con gli uffici ASL vaccinazioni per i viaggiatori di competenza territoriale.
Si fa presente che tutti i lavoratori devono essere informati sui rischi per la salute cui sono esposti: a tal riguardo sono obbligatori i corsi per la sicurezza dei lavoratori.

Cosa deve fare il Datore di Lavoro se il lavoratore è contrario alla vaccinazione antitetanica per lui obbligatoria?

Il Datore di Lavoro non può far sì che il lavoratore svolga una mansione a rischio anche se quest’ultimo rilasci una dichiarazione in cui si assume ogni responsabilità in merito.
Si fa presente che il rifiuto del lavoratore di effettuare la vaccinazione ha quindi un rilievo penale, in relazione a quanto fissato all’art. 20 del D.Lgs.81/2008 (rappresenta infatti un’importante misura di prevenzione per la tutela della salute dei lavoratori).
Può succedere però che la persona non voglia giustamente essere sottoposta alla protezione antitetanica perché è un soggetto con presenza di controindicazioni alla vaccinazione: in tale situazione dovranno essere tutte attestate come vere e proprie controindicazioni (permanenti o temporanee); o, ancora, il soggetto vaccinato è “non responder”.
Anche in questi ultimi due casi il medico del lavoro dovrà fare opportune valutazioni in merito alla possibilità di ridurre al minimo il livello del rischio infettivo attraverso idonee misure di protezione alternative e allo stesso modo efficaci.
Controllare che i lavoratori interessati abbiano effettuato la vaccinazione è la verifica del possesso di un requisito che deve fare il Datore di Lavoro; sarà invece il Medico Competente aziendale ad attestare l’avvenuta immunizzazione. Il rifiuto da parte del lavoratore di sottoporsi ad un trattamento vaccinale (non solo antitetanico), può presentarsi in due diverse situazioni:

  • la vaccinazione deve essere fatta obbligatoriamente per quella categoria lavorativa, cioè è imposta da uno specifico riferimento legislativo;
  • la vaccinazione non è fissata da una norma in merito, ma costituisce uno strumento valido di prevenzione del rischio infettivo, come si evince dalla valutazione dei rischi aziendali e dal protocollo sanitario stabilito dal Medico Competente aziendale.
Effetti collaterali

Si tratta di un tipo di vaccino che viene ben tollerato, ma potrebbero insorgere alcuni effetti collaterali, generalmente di entità lieve e transitori:

  • locali: rossore, infiammazione e indolenzimento (riguardano circa l’80% dei casi), che possono manifestarsi anche dopo poche ore dall’effettuazione del vaccino e durano mediamente 1-3 giorni; in particolare il dolore si ha in corrispondenza del punto d’iniezione e nell’area ad esso circostante.
  • Febbre e sensazione di malessere generale;
  • Cefalea, in rari casi;
  • Dolori muscolari e/o articolari;
  • Capogiri.

Si ricorda infine che dopo aver fatto il vaccino, per quanto rara, vi è comunque la possibilità di avere delle reazioni allergiche.

Controindicazioni

La vaccinazione non è consigliata in caso di terapie immonosoppressive in corso. Devono fare attenzione anche tutte le persone affette da patologie autoimmuni, con terapie anticoagulanti o in presenza di convulsioni. Si sottolinea che le controindicazioni potrebbero essere diverse in base alla tipologia di vaccino somministrato per effettuare come prima volta o rinnovare la protezione antitetanica: si parla infatti di vaccino monovalente, bivalente, trivalente o tetravalente (tutto ciò dipende dalla presenza di anatossine e/o virus inattivati).
In generale, prima di fare il vaccino al lavoratore, il medico deve ottenere da parte di quest’ultimo tutte le informazioni utili al fine di determinare o escludere la presenza di eventuali controindicazioni al vaccino contro il tetano.
Di norma, il periodo di gravidanza e quello dell’allattamento non sono una controindicazione alla somministrazione di tale vaccinazione; tuttavia, è sempre necessario riferire al medico la propria situazione di gestazione o di allattamento al seno.

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