I rischi lavorativi causati dalle radiazioni ottiche artificiali

Cosa sono le ROA?

Le radiazioni ottiche artificiali sono emissioni elettromagnetiche di origine non naturale, generate artificialmente. Esse possono essere divise in due tipologie:

  • Radiazioni coerenti o laser: caratterizzate da una sola frequenza di emissione; trovano ampia diffusione in alcuni ambienti di lavoro quali l’ambito medico ed ospedaliero in fototerapia, dentistica, sterilizzazione.
  • Radiazioni incoerenti (tutte le sorgenti non laser): sono caratterizzate da più frequenze di emissione e possono comparire nell’utilizzo di forni industriali, di dispositivi di illuminazione artificiale, di attrezzature per l’asciugatura del colore nelle macchine da stampa ed in ambienti di lavoro quali i solarium.

Lo spettro

Le radiazioni ottiche sono quelle che appartengono ad una lunghezza d’onda nell’intervallo che va da tra 100 nm e 1 mm. Si suddividono in:

  • ultraviolette: la lunghezza d’onda è compresa tra 100 e 400 nm, con banda suddivisa in UVA, UVB e UVC);
  • visibili: con lunghezza d’onda tra 380 e 780 nm;
  • infrarosse: con lunghezze d’onda che arrivano fino ad 1 millimetro (questi raggi sono classificati in IRA, IRB e IRC).

Conseguenze nocive per occhi e pelle

Una sovraesposizione a radiazioni ottiche, sia artificiali che naturali, mette purtroppo in pericolo la salute dell’uomo. Due sono gli organi la cui funzione può essere danneggiata: il primo è l’occhio, in tutte le parti che lo compongono (cornea, cristallino e retina), il secondo è la cute.
Soffermiamoci ora sui principali effetti dannosi: questi sono in relazione principalmente alla lunghezza d’onda della radiazione con cui si è a contatto.
Il livello d’intensità influisce sia sulla probabilità che questi effetti si verifichino che sull’entità del danno.
Si fa presente che, in base al decorso temporale, gli effetti sugli occhi e sulla pelle sono di due tipologie:

  • a breve termine o da esposizione acuta, con periodo di latenza di qualche ora/giorno;
  • a lungo termine, in caso di esposizione cronica, con manifestazioni a distanza di mesi/anni (sono esempi i tumori quali il carcinoma cutaneo).

Per quanto riguarda gli effetti acuti è possibile stabilire la cosiddetta “dose soglia” al di sotto della quale il lavoratore opera in condizioni di sicurezza.
Quelli che si sviluppano a lungo termine hanno origine differente dagli effetti acuti e la loro probabilità dipende dalla quantità di dose accumulata dalla persona.
Tra i danni agli occhi vi sono la fotocheratocongiuntivite, danni al cristallino che potrebbero favorire l’insorgenza della cataratta, problemi retinici di natura fotochimica.
Nel caso dei laser le lesioni si sviluppano abbastanza velocemente ed è per questo che, nel loro maneggiamento, gli addetti sono tradizionalmente più cauti e gli infortuni meno probabili rispetto ad altre tipologie di radiazioni.
Per quanto riguarda la pelle, potrebbero invece manifestarsi oltre alle tipiche scottature, ad esempio la fotoelastosi, la fotocancerogenesi cutanea, un eritema, ecc.
L’interazione con l’occhio e la cute può recare dunque conseguenze dannose; ma oltre ai rischi dovuti ad un contatto diretto, rappresentano situazioni rischiose:

  • incendi e scoppi generati dalle sorgenti stesse (ad esempio LASER ad alta potenza);
  • lavorazioni a contatto con superfici che si surriscaldano facilmente e rischi di natura elettrica.

Esempi di sorgenti

Le ROA sono presenti in molti cicli produttivi; possono essere prodotte durante le operazioni di saldatura dei metalli, ad arco elettrico o a gas, e altre metodologie di taglio, ad esempio al plasma; interessano anche i forni di fusione (generalmente di metalli e di vetro).
Costituiscono un rischio le lampade ad alogenuri metallici, come anche quelle al mercurio e i sistemi LED; sono dannose anche le lampade ad UVC, impiegate per la sterilizzazione, ad UVB-UVA per l’ambito estetico o la fototerapia, ad UVA per la polimerizzazione e l’essicazione di inchiostri. Si citano anche le lampade ad IRA-IRB per il riscaldamento.
Il laser (Light Amplification by Stumulated Emission of Radiation) è inoltre un classico esempio di radiazione ottica artificiale coerente, dotato di fascio ad elevata densità di energia e di tipo direzionale.
Si fa presente che le attrezzature che emettono ROA devono essere corredate dalle informazioni sulle emissioni, utilissime per le aziende.

Cosa devono fare le aziende?

Ogni azienda esposta a ROA dannose per i lavoratori deve sottostare alle disposizioni in materia (D.lgs.81/08) e prendere dunque in considerazione i seguenti aspetti:

  • misure tecniche ed organizzative specifiche per l’attività svolta;
  • delimitazione di eventuali aree pericolose;
  • utilizzo di dispositivi di protezione individuale (DPI);
  • effettuazione della Sorveglianza Sanitaria di norma annuale: il datore di lavoro deve essere informato sui dati importanti che possono emergere dalle visite mediche da parte del medico competente aziendale, nel rispetto del segreto professionale;
  • individuazione di soggetti particolarmente sensibili a ROA;
  • informazione e formazione degli operatori sui possibili rischi cui sono esposti.

Diverse possono essere le soluzioni tecniche volte a proteggere gli addetti; ad esempio la radiazione UV si può attenuare tramite finestre in vetro o materiali plastici trasparenti nel visibile.
In caso di attività di saldatura vengono adottati schermi secondo la UNI 1598:2004).
Per quanto riguarda invece gli apparati a laser, vengono utilizzati attenuatori di fascio.

Dispositivi di protezione individuale (DPI)

Per la protezione del volto (in particolar modo gli occhi) si utilizzano occhiali di diversi modelli, maschere e ripari facciali (per saldatura o altre attività).
Le lenti devo essere studiate in modo tale da non deteriorarsi o perdere le loro proprietà per effetto dell’irraggiamento emesso in comuni condizioni d’impiego.
In presenza di laser si fa riferimento alla norma UNI EN 207, che fissa tutti i livelli di protezione dei filtri (indicati dalla lettera L e da un numero che va da 1 a 10), che devono essere presi in considerazione per poter acquistare il dispositivo idoneo alla propria realtà.
La scelta si basa anche sul campo visivo, che deve essere il più ampio possibile, al fine di prevenire eventuali incidenti durante le operazioni. Si precisa però che pur indossando una protezione oculare non bisogna fissare il raggio!
L’uso delle protezioni (marcate CE) comporta inoltre l’obbligo di una formazione specifica.
I DPI non riguardano però solo la protezione del viso: ad esempio per le mansioni esposte a radiazioni emanate da archi elettrici, torce al plasma, ecc., ci si può proteggere tramite guanti e indumenti resistenti alle alte temperature (apposite tute da lavoro).

Quali sono i soggetti particolarmente sensibili?

  • Donne in gravidanza: sarà cura del Medico Competente aziendale prescrivere gli accorgimenti specifici;
  • Minorenni: dovrà essere valutata la possibilità di intraprendere azioni specifiche di tutela al riguardo (sono vietate lavorazioni che comportano un’esposizione considerevole a ROA);
  • Albini e persone di fototipo 1, per esposizione a raggi UV;
  • Lavoratori in terapie con farmaci fotosensibilizzanti (es. antinfiammatori non steroidi, diuretici, antiaritmici, ecc.);
  • Soggetti affetti da alterazioni dell’iride e della pupilla;
  • Coloro che soffrono di epilessia, per esposizione a luce intermittente.

La valutazione del rischio provocato da radiazioni ottiche artificiali

Il Capo V del Titolo VIII del D.Lgs.81/08 si sofferma sulla necessità di analizzare e valutare i rischi per i lavoratori dovuti alla presenza di radiazioni ottiche artificiali (ROA) negli ambienti di lavoro.
Al fine di una corretta analisi e del rispetto dei valori limite di esposizione alle ROA il datore di lavoro dovrà servirsi di appositi mezzi, quali lo spettroradiometro o il radiometro a banda larga.
In particolare il metodo di valutazione deve essere conforme alle norme della Commissione elettrotecnica internazionale (IEC), per i laser; mentre per le radiazioni incoerenti si devono seguire le raccomandazioni della Commissione internazionale per l’illuminazione (CIE) e del Comitato europeo di normazione (CEN).
Innanzitutto per poter valutare al meglio, si deve verificare se le sorgenti sono giustificabili cioè piuttosto sicure ovvero nelle normali condizioni di impiego innocue.
Queste sono dunque tutte le sorgenti che non comportano rischi per la salute e pertanto possono essere tralasciate quando si effettua la valutazione dei rischi in azienda.
I datori di lavoro devono prendere in considerazione:

  • livello, gamma di lunghezze d’onda e tempo d’esposizione radiazioni ottiche;
  • valori limite di esposizione (art.215);
  • ogni possibile danno sulla salute e sulla sicurezza delle persone che fanno parte di gruppi molto sensibili al rischio;
  • eventuali conseguenze derivanti dalla presenza contemporanea sul posto di lavoro tra le radiazioni ottiche e le sostanze chimiche fotosensibilizzanti;
  • danni indiretti quali l’accecamento temporaneo, le esplosioni o le fiamme;
  • l’esistenza metodi di lavoro alternativi studiati per evitare il più possibile l’esposizione alle radiazioni ottiche artificiali;
  • la disponibilità di attività di risanamento finalizzate a ridurre al minimo il rischio;
  • per quanto possibile, informazioni al riguardo apprese attraverso la Sorveglianza sanitaria;
  • sorgenti contemporanee che emanano radiazioni ottiche artificiali;
  • le tipologie dei laser in base alla normativa vigente;
  • le informazioni da parte dei fabbricanti dei dispositivi emananti radiazioni ottiche e di tutte le attrezzature di lavoro secondo le specifiche direttive comunitarie.

Sulla base dell’esito di tale valutazione, nel caso venissero superati i valori limite, sarà opportuno mette a punto tutta una serie di interventi correttivi, tecnici e/o organizzativi per proteggere i lavoratori.
L’assenza in azienda di una valutazione scritta del rischio ROA comporta inoltre l’arresto da tre a sei mesi o ammenda da 2.500 a 6.400 euro per il datore di lavoro.

 


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