Rischio da esposizione ad amianto per lavoratori

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L’amianto: quali sono le sue proprietà?

Amianto e lavoroL’amianto è un insieme di minerali di consistenza fibrosa e cancerogena. La parola “amianto” proviene dal greco “amiantos”, cioè “incorruttibile”. Il termine “asbesto” ha origini greche (“asbestos”) e significa “inestinguibile”. Tutto ciò fa riferimento proprio alle particolari proprietà che hanno permesso all’amianto di essere utilizzato in molti ambiti, tra le quali la forte resistenza chimico-fisica. L’amianto, infatti:

  • Resiste benissimo alle fiamme, al calore, all’azione di prodotti chimici ed agenti biologici, all’abrasione e all’usura meccanica;
  • E’ in grado di assorbire energia sonora ed ha proprietà termoisolanti;
  • E’ un materiale flessibile e leggero;
  • Si lega bene con materiali impiegati in edilizia (calce, gesso, cemento) e con alcuni polimeri (gomma, PVC);
  • E’ facilmente filabile e potrebbe essere impiegato come tessuto per guanti o abbigliamento da lavoro.

Presenta una struttura fibrosa che facilita la sua resistenza e la flessibilità, rendendolo ben lavorabile. Purtroppo, tale struttura fibrosa rappresenta un pericolo per la salute delle persone esposte: le fibre di amianto sono sottilissime ed addensate (in un centimetro lineare è possibile disporre all’circa 335.000 fibre di amianto). L’amianto è un materiale in grado di sfaldarsi in fibre sempre più sottili (e dunque più facilmente inalabili) quando viene lavorato o manipolato. Una volta inalate, le fibre raggiungono i polmoni. Nei manufatti e nelle diverse applicazioni le fibre possono essere:

  • libere o poco legate: si tratta di amianto in matrice friabile;
  • fortemente legate in una matrice stabile e solida: si tratta di amianto in matrice compatta.

Dove è presente l’amianto?

Per la sua versatilità, dai primi del ’900, l’amianto è stato ampiamente utilizzato nei principali settori industriali e tecnologici, trovando applicazione in molti campi, soprattutto in edilizia; è stato impiegato per la costruzione di pannelli, lastre e componenti per la protezione antincendio e l’isolamento termico di case, treni e navi, nelle pastiglie dei freni e nelle frizioni delle automobili, nelle guarnizioni dell’industria chimica e petrolchimica. L’amianto è ancora presente nelle abitazioni e negli stabilimenti industriali. Con il trascorrere degli anni i manufatti contenenti amianto si degradano progressivamente mettendo a rischio le persone esposte. E’ un materiale tanto utile quanto pericoloso, chiamato anche asbesto, un minerale naturale con una struttura fibrosa. In natura, l’amianto è presente in diverse parti del mondo e può essere estratto con facilità in miniere a cielo aperto. Data la grande diffusione, tramite le nuove tecnologie è possibile rilevarne la presenza nell’aria in quasi tutte le aree antropizzate. La presenza di fibre di amianto nell’aria può essere dovuta sia al processo di disgregazione naturale delle rocce, sia da materiali contenenti amianto utilizzati in diversi ambiti lavorativi. L’aria che respiriamo generalmente in città contiene solitamente meno di 1 fibra d’amianto inalabile per litro.

L’amianto e gli effetti sulla salute

L’esposizione ad amianto potrebbe comportare gravi malattie di natura irritativa, degenerativa e cancerogena, che interessano in particolare l’apparato respiratorio. Le fibre che possono essere emesse nell’aria sono potenzialmente respirabili, cioè, secondo la definizione dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), sono fibre con una lunghezza di almeno 5 μ e un rapporto di allungamento (L:D) almeno pari a 3:1, con caratteristiche di altissima bio-persistenza una volta insidiate nei polmoni. Ad oggi, non si rilevano particolari pericoli per la salute in caso di ingestione di fibre di amianto se queste s’insidiano, ad esempio, nell’acqua potabile o negli alimenti. Nei polmoni tali fibre sono difficilmente degradabili; possono anche rimanerci per decenni, raggiungendo la pleura. Le fibre di amianto respiratore penetrano nei polmoni tramite le vie respiratorie.

Quali sono le patologie da esposizione ad amianto?

Le malattie che possono essere causate dall’inalazione di fibre di amianto sono:

  • L’asbestosi: è una degenerazione dei polmoni con presenza di cicatrici fibrose che vanno ad estendersi, rendendo più spesso e duro il tessuto dei polmoni; tutto ciò rende difficile lo scambio di ossigeno fra aria inspirata e sangue, comportando, a lungo andare, problemi a livello respiratorio; si manifesta solo inseguito ad esposizioni medio-alte ad amianto e per lunghi periodi di tempo.
  • Il tumore ai polmoni: potrebbe manifestarsi anche nei soggetti che sono stati poco esposti ad amianto, anche a distanza di 20 anni da quando non si è più stati a contatto con tali fibre pericolose. Il rischio aumenta all´aumentare del tempo d´esposizione.
  • Il mesotelioma pleurico: si tratta di un tumore maligno della pleura (la membrana che ricopre il polmone). Può manifestarsi anche dopo 40 anni da esposizioni anche minime. E’ una patologia molto rara ed ha un decorso rapido e mortale. E’ difficile fissare un livello di esposizione minimo a fibre di amianto al di sotto del quale non vi sia il rischio di ammalarsi.
  • Altre neoplasie: potrebbero svilupparsi anche a tumori del tratto gastro-intestinale e della laringe.
  • Placche pleuriche: sono parti fibrose o parzialmente calcificate, che interessano la superficie della pleura e, in genere, non hanno un decorso maligno e non coinvolgono l’attività polmonare.

Le malattie professionali da amianto possono presentarsi dopo molto tempo, spesso anche oltre 40 anni dalla prima volta in cui c’è stata esposizione. Le patologie più gravi legate alle polveri di amianto, come il mesotelioma o il carcinoma polmonare, dipendono dalla quantità di fibre presente nei tessuti in un certo periodo di tempo, espressa come intensità per il periodo d’esposizione. Anche se ormai dal 1992 i prodotti contenenti amianto sono stati messi al bando, vi è ancora il rischio di esposizione agli stessi perché quantità grandi di tali prodotti costituiscono edifici, impianti ed attrezzature oggi utilizzate. Una gestione non corretta di tali manufatti potrebbe essere in grado di rilasciare fibre nell’aria e rappresentare un pericolo per la salute di chi vi entra in contatto.

Amianto e obbligo dei corsi di formazione per le aziende

Nelle imprese in cui i lavoratori potrebbero contrarre patologie per la presenza di amianto in edifici, o in quelle che si occupano di attività di bonifica o smaltimento amianto, il datore di lavoro è tenuto ad effettuare una specifica valutazione del rischio amianto. Quando questo materiale si deteriora, infatti, vengono disperse nell’aria fibre che, se inalate, possono provocare danni per l’apparato respiratorio e polmonare. Il Datore di Lavoro deve provvedere alla formazione per la rimozione, bonifica e smaltimento dell’amianto. Le lezioni, erogate in aula o in modalità videoconferenza, devono essere erogate da docenti esperti in materia, che consentono ai corsisti di apprendere tutto ciò che è necessario, in conformità alla Legge del 27 Marzo 1992, n.257 D.P.R. 8 Agosto 1994 e D.Lgs.81/08. I corsi di formazione per lavoratori e coordinatori amianto, hanno una durata diversa, rispettivamente da 30 e 50 ore; prevedono un esame obbligatorio finale in collaborazione con la commissione della Regione Lazio, che provvede alla firma e al rilascio l’attestato finale. L’esame prevede anche una parte pratica. Dopo 5 anni dalla formazione, l’attestato richiede un aggiornamento di 8 ore, sia per il lavoratore che per il coordinatore. Il corso di aggiornamento viene svolto in collaborazione con gli Organismi Paritetici. Per la partecipazione ai corsi amianto, sono necessari i seguenti requisiti: avere almeno 18 anni, essere in possesso della licenza media e conoscere la lingua italiana.

La storia dell’amianto dall’antichità ad oggi

Grazie alle sue specifiche proprietà di sopportare gli agenti corrosivi ed il calore, l’amianto è stato molto impiegato fin dall’antichità. I persiani e i romani utilizzavano manufatti in amianto come manti funebri: Plinio il vecchio (23-79 d. C.) nella sua naturalis historia scrive della consuetudine dell’epoca di confezionare manti funebri in amianto per i re. Un altro utilizzo da parte Plinio il vecchio ha invece a che fare con la capacità fonoassorbente dell’amianto: prima di tagliare un albero si usava mettere intorno al tronco un panno di amianto per contrastare il rumore dovuto alla sua caduta. Sembra che nell’antichità l’amianto provenisse soprattutto da Cipro, dalla Grecia e dalle alpi italiane. I giacimenti di amianto degli urali furono noti nel XVII secolo, mentre i giacimenti di crisotilo del Quebec, in Canada, risalgono al 1877; in questo periodo nacque l’industria della lavorazione delle fibre di amianto. La produzione del cemento-amianto comincia nel 1893, da parte di una cartiera austriaca dismessa; da quell’anno la sua diffusione fu rapida, fino a arrivare nel 1912 alla realizzazione della prima macchina per la produzione di tubi in cemento-amianto da parte di un ingegnere italiano. La grande diffusione dell’amianto nell’industria e nell’edilizia si deve sostanzialmente a tre eventi storici; il primo risale al 1903: dopo un incendio che fece morire 83 persone, i materiali infiammabili all’interno della metropolitana di Parigi vennero sostituiti con manufatti contenenti amianto, poi utilizzati anche nei freni delle carrozze. Una simile sostituzione è avvenuta nella metropolitana di Londra e poi nel 1932 in occasione della coibentazione del transatlantico queen mary. Dopo questi eventi, l’amianto, venne ben presto utilizzato nelle scuole, negli ospedali, nelle palestre, nei cinema e in molti settori industriali. In Italia fu a cavallo delle due guerre mondiali che l’amianto cominciò a prendere piede in ambito edile e nei manufatti di uso comune. Dopo il 1950 si cominciarono a coibentare con l’amianto le carrozze ferroviarie. In Italia le tipologie di amianto più utilizzate sono state il crisotilo, la crocidolite e l’amosite. L’Italia è stata uno dei maggiori produttori e utilizzatori di amianto fino al 1990. Dal secondo dopoguerra fino a quando ne è stato bandito l’uso (Legge 257/1992), sono state prodotte quasi 4 milioni di tonnellate di amianto grezzo, in particolare tra il 1976 ed il 1980 (oltre 160.000 tonnellate/anno); anche le importazioni italiane di amianto grezzo non sono state indifferenti: in totale, dalla fine della seconda guerra mondiale al 1992, si contano circa 2 milioni di tonnellate di amianto. La legge 257/1992 vieta l’estrazione, l’importazione, l’esportazione, la commercializzazione e la produzione di amianto o prodotti contenenti amianto in Italia a partire dai 2 anni successivi alla sua entrata in vigore (1994), ma non ne proibisce l’uso. E’ possibile utilizzare i prodotti fabbricati prima di tale termine, anche se la legge invita a ridurre sempre più l’utilizzo dei manufatti contenenti amianto. Si fa presente che soltanto 62 nazioni nel mondo hanno messo al bando l’amianto: per il resto, l’amianto continua ad essere estratto, lavorato ed utilizzato.

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