
Attività rumorose: i danni per i lavoratori
L’esposizione prolungata al rumore mette a rischio la salute e la sicurezza dei lavoratori; le ripercussioni non riguardano solo l’udito, ma coinvolgono anche al sistema nervoso e cardiovascolare. I principali danni sono i seguenti:
- Danni uditivi (ipoacusia e acufene): il rumore mette a rischio l’udito; l’indebolimento del sistema uditivo prende il nome di “ipoacusia” (in rari casi sordità). Si tratta di un danno irreversibile a causa della distruzione delle cellule ciliate nell’orecchio interno. Tipico danno uditivo, fastidioso, è anche l’acufene (fischio costante).
- Effetti extrauditivi: il lavoratore potrebbe accusare stress, irritabilità, stanchezza, difficoltà a prendere sonno (è il caso di chi è esposto a rumori continui, come gli operai edili); è inoltre dimostrato che in luoghi molto rumorosi, diminuisce la capacità di concentrazione in modo significativo, incidendo anche sulla produttività.
- Problemi cardiovascolari: potrebbe manifestarsi un’ipertensione arteriosa.
- Rischi infortunistici: il rumore non consente di avvertire allarmi e segnali acustici; rende complicata la comunicazione e aumenta il rischio di infortuni.
Rumore: cosa devono fare i Datori di Lavoro?
Le misure obbligatorie per i Datori di Lavoro sono le seguenti:
- Riduzione del rumore alla fonte: impiego di attrezzature meno rumorose possibili, manutenzioni regolari, ricorso ad attività più silenziose, riduzione dei tempi di esposizione, ecc.;
- Corsi di formazione per i lavoratori: obbligatori ai sensi del D.lgs.81/08;
- Fornitura di DPI antirumore: cuffie antirumore e tappi auricolari;
- Sorveglianza Sanitaria sopra gli 85 dB(A): il Medico del Lavoro deve effettuare visite mediche preventive e periodiche, durante le quali, tramite l’esame audiometrico, monitora il livello uditivo del lavoratore, al fine di esprimere un giudizio d’idoneità alla mansione;
- Valutazione del rischio rumore: va effettuata in base al lgs.81/08 (Titolo VIII), tramite misurazioni sul posto (con il fonometro) e aggiornando la valutazione ogni 4 anni, prendendo in considerazione le linee guida INAIL per il rumore.
- Segnaletica tecnica: devono essere segnalate le aree a rischio con cartelli di pericolo, a sfondo giallo; la segnaletica deve inoltre informare i lavoratori sull’obbligo dei DPI dell’udito (cartelli in blu, circolari).
La gestione del rumore per il benessere dei dipendenti
Adottare un approccio sistematico nella gestione del rischio rumore è un modo per garantire la sicurezza sul lavoro, che deve essere una priorità, integrata con gli obiettivi aziendali. Se ci si cura della salute e sicurezza dei dipendenti, si pongono le basi per un ambiente di lavoro sano e produttivo; ciò previene l’assenteismo e motiva il personale. Divulgare una mentalità orientata alla sicurezza non deve limitarsi ad organizzare i corsi di formazione per i lavoratori: la sicurezza deve essere un valore aziendale condiviso, non solo un obbligo di legge, includendo i lavoratori nella prevenzione. Investire in un buon comfort acustico non è solo un obbligo per i Datori di Lavoro, ma un approccio per migliorare la qualità del lavoro ed evitare infortuni e malattie professionali.
Valutazione del rischio rumore: i soggetti coinvolti
Il primo passo per tutelare i lavoratori è effettuare la valutazione del rischio rumore. La massima responsabilità è del Datore di Lavoro, supportato dal Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP) e dal Medico Competente, ove previsto. Per una valutazione ad hoc, è opportuno considerare tre aspetti:
- la frequenza dell’esposizione al rumore;
- l’intensità del rumore;
- il tempo dell’esposizione dei lavoratori.
Negli ambienti con elevati livelli di rumore sono necessarie misurazioni tramite il fonometro. Il processo di valutazione si compone di diversi step:
- identificare ogni fonte rumorosa presente sul posto di lavoro;
- tenere conto delle informazioni riportate dai costruttori sul livello di rumore prodotto dalle attrezzature impiegate;
- i risultati della valutazione devono essere comprovati in modo esaustivo.
La valutazione del rischio rumore deve considerare:
- i limiti di esposizione previsti dalla normativa vigente;
- i fattori influenzanti;
- le fonti di rumore alle quali sono esposti i lavoratori;
- l’eventuale interferenza con segnali acustici di sicurezza;
- le informazioni inerenti i DPI per l’udito.


