Rumore sul lavoro: danni uditivi e non solo

dpi udito lavoroIn ogni ambiente lavorativo i lavoratori sono esposti a diversi rischi per la salute e la sicurezza, come ad esempio il rumore. Il forte rumore potrebbe essere responsabile di danni permanenti all’udito (ipoacusia, acufeni), tensione, aumento della pressione sanguigna e degli infortuni. Le aziende devono, se possibile, ridurre il rumore alla fonte, ricorrere a misure organizzative idonee (pause, turnazioni) e ai Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) (cuffie, tappi) sopra gli 85 dB(A). I lavoratori devono essere informati sui possibili danni da rumore e sulle misure preventive e protettive adottate per minimizzare tale danni.

Attività rumorose: i danni per i lavoratori

L’esposizione prolungata al rumore mette a rischio la salute e la sicurezza dei lavoratori; le ripercussioni non riguardano solo l’udito, ma coinvolgono anche al sistema nervoso e cardiovascolare. I principali danni sono i seguenti:

  • Danni uditivi (ipoacusia e acufene): il rumore mette a rischio l’udito; l’indebolimento del sistema uditivo prende il nome di “ipoacusia” (in rari casi sordità). Si tratta di un danno irreversibile a causa della distruzione delle cellule ciliate nell’orecchio interno. Tipico danno uditivo, fastidioso, è anche l’acufene (fischio costante).
  • Effetti extrauditivi: il lavoratore potrebbe accusare stress, irritabilità, stanchezza, difficoltà a prendere sonno (è il caso di chi è esposto a rumori continui, come gli operai edili); è inoltre dimostrato che in luoghi molto rumorosi, diminuisce la capacità di concentrazione in modo significativo, incidendo anche sulla produttività.
  • Problemi cardiovascolari: potrebbe manifestarsi un’ipertensione arteriosa.
  • Rischi infortunistici: il rumore non consente di avvertire allarmi e segnali acustici; rende complicata la comunicazione e aumenta il rischio di infortuni.

Rumore: cosa devono fare i Datori di Lavoro?

Le misure obbligatorie per i Datori di Lavoro sono le seguenti:

  • Riduzione del rumore alla fonte: impiego di attrezzature meno rumorose possibili, manutenzioni regolari, ricorso ad attività più silenziose, riduzione dei tempi di esposizione, ecc.;
  • Corsi di formazione per i lavoratori: obbligatori ai sensi del D.lgs.81/08;
  • Fornitura di DPI antirumore: cuffie antirumore e tappi auricolari;
  • Sorveglianza Sanitaria sopra gli 85 dB(A): il Medico del Lavoro deve effettuare visite mediche preventive e periodiche, durante le quali, tramite l’esame audiometrico, monitora il livello uditivo del lavoratore, al fine di esprimere un giudizio d’idoneità alla mansione;
  • Valutazione del rischio rumore: va effettuata in base al lgs.81/08 (Titolo VIII), tramite misurazioni sul posto (con il fonometro) e aggiornando la valutazione ogni 4 anni, prendendo in considerazione le linee guida INAIL per il rumore.
  • Segnaletica tecnica: devono essere segnalate le aree a rischio con cartelli di pericolo, a sfondo giallo; la segnaletica deve inoltre informare i lavoratori sull’obbligo dei DPI dell’udito (cartelli in blu, circolari).

La gestione del rumore per il benessere dei dipendenti

Adottare un approccio sistematico nella gestione del rischio rumore è un modo per garantire la sicurezza sul lavoro, che deve essere una priorità, integrata con gli obiettivi aziendali. Se ci si cura della salute e sicurezza dei dipendenti, si pongono le basi per un ambiente di lavoro sano e produttivo; ciò previene l’assenteismo e motiva il personale. Divulgare una mentalità orientata alla sicurezza non deve limitarsi ad organizzare i corsi di formazione per i lavoratori: la sicurezza deve essere un valore aziendale condiviso, non solo un obbligo di legge, includendo i lavoratori nella prevenzione. Investire in un buon comfort acustico non è solo un obbligo per i Datori di Lavoro, ma un approccio per migliorare la qualità del lavoro ed evitare infortuni e malattie professionali.

Valutazione del rischio rumore: i soggetti coinvolti

Il primo passo per tutelare i lavoratori è effettuare la valutazione del rischio rumore. La massima responsabilità è del Datore di Lavoro, supportato dal Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP) e dal Medico Competente, ove previsto. Per una valutazione ad hoc, è opportuno considerare tre aspetti: 

  • la frequenza dell’esposizione al rumore;
  • l’intensità del rumore;
  • il tempo dell’esposizione dei lavoratori.

Negli ambienti con elevati livelli di rumore sono necessarie misurazioni tramite il fonometro. Il processo di valutazione si compone di diversi step:

  1. identificare ogni fonte rumorosa presente sul posto di lavoro;
  2. tenere conto delle informazioni riportate dai costruttori sul livello di rumore prodotto dalle attrezzature impiegate;
  3. i risultati della valutazione devono essere comprovati in modo esaustivo.

La valutazione del rischio rumore deve considerare:

  • i limiti di esposizione previsti dalla normativa vigente;
  • i fattori influenzanti;
  • le fonti di rumore alle quali sono esposti i lavoratori;
  • l’eventuale interferenza con segnali acustici di sicurezza;
  • le informazioni inerenti i DPI per l’udito.