Il rumore provoca danni reversibili?

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Il rumore fa male alla nostra salute

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Il rischio di esporsi a rumore è molto frequente negli ambienti lavorativi; l’entità del danno varia in base alla tipologia di lavoro. L’ipoacusia è la patologia professionale più frequente dovuta al rumore (si tratta dell’indebolimento del sistema uditivo). I danni derivanti dall’esposizione sono in funzione dell’intensità e del tempo cui si è esposti e possono interessare non solo all’udito ma anche altri organi ed apparati. Il rumore non è nocivo solo per le orecchie ma può comportare dunque ripercussioni su tutto il corpo. I possibili danni per la salute possono riassumersi in:

  • Danni uditivi: comportano conseguenze negative al nostro udito (generalmente si tratta di ipoacusia, raramente di sordità).
  • Danni extra-uditivi: riguardano altri organi ed apparati.

Tipici disturbi sono, inoltre: aumento della pressione, problemi a livello digestivo, gastriti od ulcere, problemi di tiroide.

Ripercussioni dell’ipoacusia sulla vita sociale e familiare

Un problema legato all’udito può essere fortemente invalidante, dato che rende difficile la comunicazione e può favorire l’isolamento e la depressione del soggetto affetto dalla patologia. A tal riguardo, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ricorda di non trascurare tali disturbi. Nella sfera sociale, la perdita dell’udito si traduce in:

  • Difficoltà a seguire una conversazione in situazioni rumorose come un pranzo in famiglia;
  • Tendenza ad alzare troppo il volume della radio o della televisione.

Tutti questi aspetti hanno un impatto negativo sulla vita sociale e portano all’isolamento perché gli sforzi da fare per comprendere una conversazione o per comunicare non sono indifferenti. I rumori ambientali sono dunque fastidiosi, provocano nervosismo e portano l’individuo ad una chiusura in se stesso (tutto ciò si accentua con l’avanzare dell’età).

Visite mediche aziendali preventive per il rumore

Il Datore di Lavoro deve sottoporre obbligatoriamente a visite mediche periodiche i lavoratori che operano con un’esposizione di almeno 85 decibel. Le visite mediche per le aziende vengono effettuate dal Medico Competente aziendale. Il deficit uditivo viene misurato attraverso un particolare strumento: l’audiometro. L’esame audiometrico individua le frequenze interessate dal deficit e dunque se si tratta di un disturbo di tipo professionale. Il controllo viene prende in considerazione un orecchio alla volta, in modo tale che il medico potrà capire se ci sono eventuali differenze uditive. Il test audiometrico si svolge in un ambiente silenzioso ed è un accertamento che fa parte delle pratiche della Sorveglianza Sanitaria, per la tutela della salute e della sicurezza negli ambienti di lavoro, così come fissato dal D.lgs.81/08. Devono essere tutelate in particolare dal rumore le seguenti categorie di lavoratori:

  • Donne in gravidanza;
  • Minorenni;
  • Persone con patologie all’orecchio o all’apparato cardiovascolare;
  • Tutti coloro che assumono farmaci ototossici.

Come contrastare il rumore in azienda?

Il rumore in azienda deve essere ridotto alla fonte: questa misura consente di proteggere contemporaneamente tutti i dipendenti. Ad esempio, la copertura di una macchina molto rumorosa può costituire una buona soluzione, ma potrebbe comportare elevati costi oppure risultare di difficile realizzazione; quindi la soluzione migliore è la protezione individuale del personale operante. I dipendenti che svolgono la propria mansione in luoghi con presenza di forti rumori diventerebbero sordi se non indossassero quotidianamente delle protezioni uditive. Che si tratti di cuffie, tappi monouso o tappi auricolari modellati, è importante la fornitura di appositi dispositivi di protezione individuale per il rumore per preservare il loro udito, adatti al contesto lavorativo. Dal momento che tale protezione è efficace solamente se viene indossata correttamente, è fondamentale sensibilizzare tutti gli operai sull’importanza della protezione dell’udito per tutto il tempo in cui si è esposti al rumore.

Valutare il rischio da esposizione a rumore

Valutare il livello sonoro è il primo passo per contrastare l’ipoacusia da rumore all’interno dell’azienda. Senza tale valutazione è difficile capire quali sono le mansioni a rischio o il personale che è più esposto, impedendo l’attuazione dei rimedi contro il rumore. Valutare il rumore è importante per due motivi:

  • Identificare quali lavoratori operano ad un livello di rumore al di sopra degli 80 dB(A).
  • Mettere in atto azioni da intraprendere per ogni dipendente esposto.

La valutazione del rischio rumore fornisce un quadro dettagliato della situazione all’interno dei diversi reparti: chi deve essere tutelato, per quanto tempo e con quale tipo di DPI (dispositivo di protezione individuale). Valutare i livelli di rumore ci consente di identificare la natura delle azioni da realizzare per i dipendenti esposti:

  • A partire da 80 dB(A) di esposizione quotidiana devono essere forniti ai lavoratori specifici DPI;
  • Dagli 85 dB(A) in poi, il personale deve indossare obbligatoriamente i DPI;
  • Da almeno 87 dB(A), considerando il grado di attenuazione dei DPI, viene raggiunto il valore limite di esposizione (VLE), soglia che non deve per alcuna ragione essere superata.

Come si misura il rumore in un ambiente di lavoro?

Possiamo effettuare una misurazione di tipo puntuale; a tal riguardo, il fonometro è utilizzato per effettuare misurazioni puntuali quando il livello del rumore è uniforme. Viene così misurato il livello di pressione sonora in un momento e posto specifici. Colui che effettua la misurazione deve stare con il fonometro sollevato all’altezza delle orecchie dei lavoratori esposti al rumore.
Se invece ci interessa una misurazione continua su 8 ore, il dosimetro è lo strumento da adottare, ed è molto preciso per rilevare con esattezza l’esposizione dei dipendenti al rumore. Si tratta di un dispositivo di facile trasposto, leggero, da mettere in vita; è collegato ad un microfono che è posto intorno al collo, accanto all’orecchio di chi lo porta, e che rileva i livelli sonori facendone poi la media. E’ di aiuto in ambienti dove il tempo di esposizione e l’intensità dei rumori variano e nelle situazioni in cui il lavoratore si sposta.

Viviamo in posti sempre più rumorosi

Il rumore è ad oggi uno degli aspetti più importanti tra quelli correlati alla sicurezza lavorativa. La meccanizzazione dei processi produttivi, con l’inserimento di nuove tecnologie, ha comportato la diffusione delle fonti di rumore e l’aumento dei soggetti esposti a tale fattore rischioso. Il numero di lavoratori che sono a contatto con rumori nocivi tende ad aumentare in Europa negli ultimi anni. Sono numerosi i settori coinvolti, anche se quelli edile e industriale rimangono sempre i più colpiti.
Esclusi i casi di esposizione ad intensità molto alte, l’ipoacusia non si manifesta con rapidità, ma impiega molto tempo a manifestarsi ed ha un impatto negativo sull’organismo e sulla vita di tutti i giorni. Facendo comprendere a tutti i lavoratori quali sono i pericoli correlati al rumore sul luogo di lavoro, è possibile promuovere una vera e propria cultura della sicurezza. Adottando decisioni chiare e rispettandole, le azioni di prevenzione che vengono messe in atto diventano automatiche all’interno dell’azienda.

In che modo l’orecchio percepisce il rumore?

Il rumore viene trasmesso al cervello tramite l’apparato uditivo. La zona più delicata è la coclea, dove la vibrazione viene conferita tramite le ciglia al nervo che a sua volta porta lo stimolo al cervello. Queste ciglia, dopo diverse compressioni generate dal rumore, si deformano, diventano meno elastiche e non trasmettono più al meglio la sensazione uditiva provocando così un’ipoacusia. Passiamo ora all’analisi della struttura del nostro orecchio. L’orecchio umano raccoglie le fluttuazioni di pressioni d’aria che si presentano alla membrana timpanica e converte l’energia sonora in impulso neurale al cervello. Si compone di 3 parti: orecchio esterno, medio e interno. L’orecchio esterno è in pratica la parte che si vede ad occhio nudo, costituito dal padiglione auricolare e dal condotto uditivo esterno. Riceve i suoni e li invia al condotto uditivo. L’orecchio medio è invece costituito dalla membrana timpanica (o timpano), in cui si trovano i cosiddetti tre ossicini, la tuba uditiva (tromba di Eustachio), la finestra ovale e la finestra tonda. Alla fine del condotto uditivo vi è quindi il timpano, una membrana molto fine, sensibile ai suoni con i quali viene a contatto. Le vibrazioni vengono dunque trasmesse a tre ossicini (staffa, incudine e martello), che ricevono le vibrazioni sonore, le amplificano e le portano all’orecchio interno. Quando arriva un suono al timpano il primo a mettersi in moto è il martello, poi l’incudine, su stimolo del martello, ed infine la staffa. La cosiddetta “tromba di Eustachio” è invece un piccolo canale di lunghezza pari a 3-4 cm, che sbocca nella faringe, e mantiene in equilibrio la pressione dell’aria del timpano. La finestra ovale e quella tonda trasmettono il suono dalla staffa ad un liquido (l’endolinfa), presente all’interno dell’apparato vestibolare e la coclea. Per quanto riguarda l’orecchio interno, è la parte più profonda dell’orecchio, responsabile della percezione dei suoni e dei meccanismi di controllo e di regolazione dell’equilibrio. Si compone di due parti: la coclea e l’organo dell’equilibrio. Si tratta di un labirinto membranoso in cui circolano la perilinfa e l’endolinfa. La coclea ha un aspetto simile a quello di una chiocciola; è un lungo canale osseo avvolto su se stesso a spirale che si occupa dell’analisi del suono. L’organo dell’equilibrio, detto anche “apparato vestibolare”, è costituito da tre canali semicircolari, contenenti liquido. Ogni volta che muoviamo la testa mettiamo in moto tale liquido e il cervello riceve informazioni in merito. Un ruolo indispensabile per la regolazione dell’equilibrio è occupato dagli otoliti e dalle cellule ciliate, contenuti assieme all’endolinfa, nell’apparato vestibolare.

 

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